La Vedova Van Gogh

Avendo un po’ di tempo a disposizione nel giardino zen stavo osservando con calma il ramo più alto di un mandorlo ormai quasi del tutto privo di fiori. Pensavo che la signora Johanna van Gogh-Bonger, la moglie di Theo van Gogh, aveva potuto osservare il famoso quadro del suocero ogni volta che lo voleva, dato che il dipinto del mandorlo (questo però in fiore) le era stato regalato per la nascita del figlio.

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Nel racconto di Camilo Sanchez si respira l’aria della tragedia familiare che viene spazzata via dalla determinazione e dalla positività di questa donna, Johanna, la vedova van Gogh.

Deve essere una donna forte per accudire il figlioletto Vincent (straziante omonimia), e per osservare il deperimento spirituale di suo marito Theo che si lascia morire di dolore al pensiero che il fratello, il grande van Gogh, si sia sparato un colpo al petto e sia morto in solitudine.

Quello di Johanna è un diario intimo, un esercizio di scrittura per appuntare emozioni e progetti. Primo fra tutti quello di redimere il lavoro del suocero, renderlo noto al mondo. L’arte di van Gogh non può essere impiegata per tappare i buchi nei muri o essere dimenticata in qualche scantinato buio, l’arte di van Gogh sarà immortale.

Su un piano parallelo ci sono gli scambi di lettere tra Theo e Vincent, testimoni silenti del rapporto viscerale tra i fratelli, che fanno emergere lati insospettabili del carattere di entrambi, riportate alla luce (epurando le parti più intime e personali) perchè in queste lettere il pittore diventa teorico di se stesso e spiega al fratello il processo creativo delle sue opere.

Un lavoro quindi da “curatrice” di una collezione inestimabile sparsa alla rinfusa per tutta casa. La presenza costante di un personaggio dalla statura immensa, un fantasma che aleggia intorno ai suoi dipinti. Vincent Van Gogh non compare nel racconto ma c’è sempre: ogni pagina del diario di Johanna tende alla sua scoperta, ogni stanza della casa di Pigalle è ricoperta di notti stellate e autoritratti, perfino il posto vuoto nel letto rimanda a lui.

Rimasta sola con il figlioletto raccoglie tutte le risorse di cui dispone (e tutti i quadri di Vincent) e parte per l’Olanda. Con il prezioso aiuto della sorella van Gogh, donna forte e indipendente -siamo nel 1890 eh!- mette in moto un flusso che parte dalla sua locanda e traghetta tutte le opere nei saloni espositivi europei e lascia così al mondo l’eredità del folle suocero che entra di diritto nell’Arte e nella Storia.

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La vedova Van Gogh

Autore: Camilo Sanchez

Edito da: MARCOS Y MARCOS

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